I professionisti che visitano presso il nostro centro sono abituati ed eseguire interventi con approccio chirurgico mininvasico laparoscopico che ha ormai completamente sostituito la via laparotomica tradizionale.
L’intervento viene quindi praticato grazie a dei piccoli accessi chirurgici di pochi millimetri (massimo 1.2 cm) mentre il pezzo operatorio viene estratto attraverso una incisione sovrapubica sec Pfannestiell della lunghezza circa 5 cm. L’approccio laparoscopico è oramai dimostrato essere assolutamente sovrapponibile in termini di risultati oncologici all’intervento tradizionalmente condotto per via laparotomica. La superiorità di tale metodica deriva da una minor invasività chirurgica che comporta minor dolore postoperatorio, minore degenza e una più rapida ripresa.
Da non dimenticare il minor rischio a distanza di sviluppo di patologie secondarie post chirurgiche quali i laparoceli.

La chirurgia Colorettale è applicabile per le seguenti patologie:

NEOPLASIE
Il carcinoma colo-rettale è la terza neoplasia in ordine di frequenza nel mondo occidentale.L’epoca di maggior incidenza è la quinta sesta decade di vita. Tale tipo di tumore ha mostrato negli ultimi anni un trend di progressiva crescita tuttavia, grazie a campagne di screening volte all’identificazione di neoplasie in fase più precoce ed al miglioramento dei trattamenti, si è verificato un miglioramento in termini di sopravvivenza.
Varie sono le condizioni predisponenti allo sviluppo di tale neoplasia: dieta (diete ricche di grassi e proteine, povere di fibre), fumo,  situazioni di flogosi cronica intestinale, familiarità. Le sedi di maggior frequenza di insorgenza sono rappresentate da retto e dal sigma.
Poiché tale tipo di neoplasia in fasi precoci non dà manifestazioni cliniche, importante è la sua precoce identificazione.
A tal riguardo uno strumento determinante è rappresentato dallo screening attraverso la ricerca del sangue occulto fecale. Una sua positività pone indicazione ad esecuzione di esame endoscopico al fine di definirne la causa. Una volta identificata la neoplasia la stessa potrà essere sottoposta a differenti tipi di trattamento a seconda dello stadio e della sede.
La definizione del trattamento più corretto per ogni singolo caso viene definito attraverso un percorso multidisciplinare che coinvolge specialisti di differenti discipline (chirurgo colo-rettale, endoscopista, gastroenterologo, radiologo, anatomo-patologo, oncologo medico, radioterapista).

DIVERTICOLOSI
Si definisce malattia diverticolare una condizione caratterizzata dalla presenza di estroflessioni digitiformi (diverticoli) degli stati mucoso e sottomucoso della parete colica. Sono variabili nelle dimensioni (da pochi millimetri a qualche centimetro) e nel numero.
Tale patologia benigna interessa quasi esclusivamente il discendente e il sigma che risulta spesso colpito singolarmente. Infrequente prima dei 40 anni, la sua incidenza aumenta progressivamente oltre i 50. Fattori di rischio sono rappresentati da stipsi, dieta povera di fibre e predisposizione genetica. La manifestazione della malattia è caratterizzata da dolore a localizzazione tipica ai quadranti di sinistra, spesso associato a stipsi e sensazione di gonfiore. Nella sua forma acuta (diverticolite acuta) si manifesta con sintomatologia dolorosa importante e costante a localizzazione tipicamente in fossa iliaca sinistra talora associata a febbre. La diverticolite complicata infine rappresenta uno stadio grave della malattia. Le complicanze più frequenti sono rappresentate dalla perforazione con sviluppo di raccolte ascessuali o veri e propri quadri di peritonite diffusa e dall’emorragia conseguente alla erosione di piccoli vasi nel contesto della parete intestinale. Meno frequenti invece sono le fistolizzazioni in vagina o vescica, che si manifestano con fuoriuscita di aria e feci con le urine (pneumaturia e fecaluria) o attraverso il lume vaginale. Lo stimolo infiammatorio cronico diverticolare può invece condurre negli anni ad una stenosi od occlusione del sigma.
La diagnostica utilizzata si avvale di metodiche endoscopiche quali la Colonscopia, o radiologiche quali Clisma Opaco, TC Addome, Colonscopia Virtuale TC,  ed Ecografia.

MALATTIE INFIAMMATORIE
Rappresentano un gruppo di condizioni morbose caratterizzate da presenza di infiammazione cronica della parete intestinale ad eziologia incerta. Sono costituite dalla Malattia di Crohn e Rettocolite Ulcerosa.
La Malattia di Crohn è una patologia cronica che può colpire qualsiasi sezione del tratto digestivo, dalla bocca all’ano anche se più frequentemente interessa l’ileo terminale o il colon. La sintomatologia inizialmente subdola successivamente si manifesta sottoforma di dolore addominale soprattutto a livello della regione iliaca destra associato a febbre e diarrea con feci semiliquide in assenza di sangue visibile. Con l’aggravarsi della malattia il paziente può manifestare una progressiva perdita di peso e in casi gravi la formazione di fistole tra tratti intestinali
distanti tra loro.
La Rettocolite Ulcerosa è una malattia infiammatoria cronica con presenza di ulcerazioni superficiali che interessano la mucosa di una parte o di tutto il colon anche se più frequentemente a localizzazione rettale. La sintomatologia è variabile in base alla estensione della malattia. Dolore addominale, tenesmo ed emissione di sangue con le feci  sono i sintomi più frequenti.
Queste malattie talora presentano delle manifestazioni extraintestinali a livello cutaneo (eritema nodoso e pioderma gangrenoso), oculare (uveite) e articolari (artrite e spondilite anchilosante).
La terapia di tali patologie è prevalentemente di tipo medico. Il trattamento chirurgico viene preso in considerazione solo nei casi sintomatici non più responsivi a trattamento medico e/o in presenza di complicanze (emorragia, perforazione, megacolon, degenerazione neoplastica).

Nei casi sopracitati le tipologie di intervento eseguibili sono:

  1. EMICOLECTOMIA DESTRA
    Questo intervento è indicato in caso di neoplasie dell’appendice, cieco, colon destro, flessura colica destra e del segmento prossimale del colon trasverso.
    L’emicolectomia destra prevede la resezione degli ultimi 15-20 cm di ileo  e del colon ascendente fino alla parte destra del colon trasverso. La continuità intestinale viene quindi ripristinata mediante una anastomosi tra ileo e colon.
  2.  EMICOLECTOMIA SINISTRA
    È indicato in caso di neoplasie del colon discendente e sigma
    L’emicolectomia sinistra prevede la resezione di porzione del tratto distale  del colon trasverso, della flessura colica sinistra, del colon discendente e del sigma. La continuità intestinale viene garantita grazie a una anastomosi tra colon e retto.
  3. SIGMOIDECTOMIA
    È indicato in caso di patologia maligna (neoplasie) o benigna (diverticolosi) del sigma.
    La sigmoidectomia prevede la resezione del solo sigma preservando quindi tutto il colon a monte di questo tratto. La continuità intestinale viene garantita grazie a una anastomosi tra colon e retto.
  4. RESEZIONE ANTERIORE BASSA
    È indicato in caso di neoplasie della giunzione sigmodo-rettale e del retto.
    Prevede l’asportazione del sigma, del retto e del mesoretto avendo particolare cura nella preservazione dell’innervazione pelvica. La continuità intestinale viene garantita grazie a una anastomosi tra colon e retto residuo e tra colon e canale anale.
  5. RESEZIONE DI COLON TRASVERSO
    È indicato in caso di neoplasie del terzo medio del colon.
    Prevede la resezione del solo trasverso e la continuità intestinale è garantita grazie a una anastomosi colo-colica.
  6. AMPUTAZIONE ADDOMINO-PERINEALE
    Viene eseguito per neoplasie a localizzazione al retto distale (<4 cm dal margine anale) e canale anale.
    L’intervento prevede l’asportazione del complesso retto-anale e viene eseguito con due tempi distinti.
    Un primo tempo laparoscopico addomino-pelvico attraverso 3-4 incisioni di 0,5-10 mm, in cui viene completamente mobilizzato il retto ed interrotto a livello simoideo. Il secondo tempo invece avviene per via perineale con asportazione del complesso anale.
    Una volta completata l’asportazione del pezzo, si procede a chiusura della ferita perineale e confezionamento di colostomia terminale definitiva a livello della fossa iliaca sinistra. In tale intervento non è prevista esecuzione di alcuna anastomosi intestinale per cui la ripresa è solitamente rapida.