Le patologie prostatiche. Intervista al Dott. Guttilla Andrea, Medico Chirurgo Specialista in Urologia – Urologo.

Dottore, quali sono le principali patologie prostatiche?

Le patologie della prostata si possono dividere in due grandi gruppi: quelle benigne e quelle maligne.

Tra le prime il ruolo principale ce l’ha l’iperplasia (generalmente detta ipertrofia) prostatica benigna (IPB) che è la responsabile dei disturbi urinari che spesso gli uomini al di sopra dei 50 anni di età possono sviluppare. L’IPB è un ingrossamento parafisiologico della ghiandola prostatica che determina un ostruzione alla vescica che si trova proprio al di sopra. Tale condizione determina disturbi quali:

  • la difficoltà nello svuotamento
  • le frequenti alzate notturne
  • l’urgenza di correre in bagno
  • il bruciore ad urinare.

Nel capitolo delle patologie benigne della prostata poi ci sono anche le infezioni tipo prostatite acuta che determina febbre intensi bruciori e difficoltà nell’urinare.

Tra le patologie invece maligne il tumore della prostata rappresenta il principale protagonista; è il primo per incidenza nella popolazione maschile occidentale e il terzo come causa di mortalità nella stessa categoria di popolazione. Sfortunatamente non vi sono sintomi premonitori, salvo quando non è molto sviluppato e solo una diagnosi precoce può rappresentare un modo per curarlo in maniera efficace.

Quali sono i principali fattori di rischio?

Sia per l’IPB che per il tumore alla prostata non sono stati individuati sicuri fattori di rischio. Uno stile di vita sano, caratterizzato da una alimentazione priva di eccessivi grassi animali e ricca di verdure, un adeguato introito di acqua e una sana vita sessuale sembrano essere fattori protettivi.
È stato, infatti recentemente dimostrato che la sindrome metabolica (ovvero colesterolo e trigliceridi alti, diabete, iperuricemia ipertensione arteriosa) sia un fattore di rischio per lo sviluppo dell’IPB spesso dovuto al fatto che induce una importante infiammazione della ghiandola con conseguente ingrossamento della stessa.
Un’attività sessuale sana, essendo la prostata una ghiandola deputata a produrre parte del liquido seminale, sembra essere un fattore protettivo anche per lo sviluppo del tumore.

Quanto è importante una diagnosi tempestiva della patologia?

Molto importante, sia per l’IPB che per il tumore.
Nel primo caso, infatti, individuare i sintomi del Paziente e correggerli può prevenire danni gravi all’apparato urinario come l’insufficienza renale e anche situazioni pericolose come le infezioni. Inoltre correggere i sintomi al nascere permette di migliorare la qualità di vita dei Pazienti e rimandare più tardi interventi chirurgici che, seppur non particolarmente invalidanti, sono sempre un trauma per il Paziente.

Per il tumore alla prostata è ovvio che una diagnosi precoce permette di potere trattarlo il più rapidamente possibile senza dover andare incontro ad evoluzioni anche letali per il Paziente. Oggi, però, non tutti i tumori della prostata necessitano di essere trattati in modo radicale, ma una diagnosi è comunque fondamentale per sapere con chi bisogna combattere anche applicando la semplice sorveglianza attiva.

Quali sono le tipologie di intervento disponibili?

Le terapia della prostata nell’ultimo decennio ha fatto passi da gigante.

Per quanto riguarda l’IPB, il capitolo più nuovo è rappresentato dalle tecniche chirurgiche. Oggi alla adenomectomia prostatica standard (per voluminose prostate) e alla resezione endoscopica monopolare (mTURP) si sono affiancate nuove tecniche che utilizzando nuove fonti di energia sembrano dare ottimi risultati funzionali e poche complicanze per il Paziente. Da citare sicuramente la resezione endoscopica bipolare (bTURP) che ad oggi è ancora il gold standard per la terapia chirurgica; ad essa vanno affiancati tutti i tipi di LASER che permettono una vera e propria enucleazione endoscopica dell’eccesso di prostata che causa i disturbi senza il fastidio di un taglio e con una minor quantità di perdite di sangue. Queste tecniche stanno ad oggi prendendo sempre più piede anche se necessitano di tempo per validare tutti i risultati.

Per quanto riguarda il tumore della prostata le grandi novità sono rappresentate da:

  • La sorveglianza attiva: ovvero il non trattare il tumore con determinate cartteristiche ma monitorarlo nel tempo con esami del sangue visite periodiche e biopsie della prostata (l’esame che serve per fare diagnosi) a periodi variabili in base a dei protocolli ben definiti. Tale terapia è assolutamente sicura e nel momento in cui si dovesse individuare un’evoluzione peggiorativa della malattia da la possibilità all’Urologo di intervenire radicalmente e in tutta sicurezza.
  • La chirurgia laparosocpica robot assistita oggi è entrata a regime nel trattamento chirurgico del tumore della prostata soppiantando la chirurgia tradizionale grazie a minori complicanze intraoperatoriore (perdite di sangue) e a sembra migliori risultati funzionale (recupero della continenza e della potenza sessuale) oltre a permettere al chirurgo anche meno esperto di eseguire ogni gesto al meglio possibile e con una precisione impressionate
  • Anche la terapia di malattie più avanzate e/o metastatiche ha avuto grandi novità negli ultimi anni: nuovi farmaci sono usciti e l’uso di nuovi protocolli di chemioterapia hanno allungato le sopravvivenze di molti mesi.