La Vitiligine è un disordine cronico della pigmentazione che colpisce tra lo 0,5 ed il 2% della popolazione mondiale.
Questo disturbo causa la formazione di tipiche “macchie” bianche sulla pelle, che tendono ad avere col tempo una distribuzione simmetrica e ad ingrandirsi.
Nonostante i numerosi studi effettuati e la certezza del ruolo giocato dal sistema immunitario e dallo stress, non è ancora chiara l’esatta patogenesi di questa problematica.

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Una scoperta di rilievo internazionale, destinata a rivoluzionare l’approccio clinico è stata recentemente effettuata dal Dottor Bordignon Matteo, Specialista in Dermatologia e Venereologia e Dottore di Ricerca in Biomedicina e Scienze Immunologiche, coordinatore del team multidisciplinare dell’Università di Padova ed esperto internazionale del settore.

 

 

Dottor Bordignon, ci può spiegare in che cosa consiste questa rivoluzionaria scoperta?

“Vista l’inadeguatezza delle terapie convenzionali, da tempo ragionavo su quale potesse essere la causa ultima della Vitiligine. Come molte scoperte tutto è partito da un’intuizione che ha di fatto aperto nuovi scenari di terapia e cura. Un’intuizione arrivata potremmo dire “sotto la doccia”, mentre pensavo al meccanismo di esfoliazione dell’epidermide.

Ho quindi ipotizzato che lo step finale della formazione delle macchie prive di melanina potesse essere mediato dall’azione di una particolare proteina capace di interagire con un gruppo di molecole presenti sulla pelle e di ostacolarne il funzionamento.”

 

Quale proteina è coinvolta nella comparsa della Vitiligine?

Abbiamo provato che questa particolare proteina, inizialmente descritta come secreta dalle cellule del melanoma della pelle e chiamata MIA (Melanoma Inibitory Activity) è presente in realtà anche nella pelle dei pazienti affetti da Vitiligine e interagisce inibendo il sistema proteico di ancoraggio che normalmente tiene i melanociti saldamente attaccati alla membrana basale dell’epidermide.

Da qui l’ipotesi che i melanociti, sotto l’azione della proteina MIA, si stacchino dalla loro sede epidermica e si esfolino assieme alle altre cellule cutanee, rimanendo perfettamente funzionanti fino alla loro eliminazione totale dalla cute.

 

Cosa comporta questa scoperta?

L’esatto meccanismo di sviluppo della Vitiligine è ancora da chiarire completamente. Il ruolo che ricoprono il sistema immunitario e lo stress è indubbio, anche se ancora non ci è chiaro quanto e quando entrino in gioco.
Grazie all’ultima ricerca, ora si conosce la causa ultima della comparsa delle macchie depigmentate e quindi è chiaro contro cosa si deve agire per curare il paziente che ne è affetto.

È in avanzato stato di studio una terapia topica che promette di annullare il processo di distacco dei melanociti mediante inibizione diretta della proteina MIA. I pazienti che soffrono di vitiligine potranno presto curarsi con una “semplice” quanto rivoluzionaria terapia ad uso topico.

Gli esiti dello Studio sono stati pubblicati lo scorso 21 Agosto sulla rivista scientifica “Frontiers in Medicine”.

 

 

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