Quando i ragazzi rifiutano la scuola

Se un po’ di inquietudine e preoccupazione all’idea di andare a scuola è normale per alcuni ragazzi, una significativa paura e un prolungato evitamento dell’ambiente scolastico possono avere conseguenze importanti sia sul breve sia sul lungo periodo.

Affrontiamo questo argomento con la Dottoressa Chiara Stupiggia, Psicologa e Psicoterapeuta, che esegue anche diagnosi e trattamento in età evolutiva.

 

Cosa si intende con “rifiuto scolare”?

Quando si parla di rifiuto scolare si fa riferimento ad una difficoltà a mantenere un funzionamento adeguato all’età rispetto alla frequenza scolastica, a far fronte allo stress collegato al contesto scolastico e talvolta a seguito di un senso di vulnerabilità e di pericolo lontano da casa. Vi è pertanto  un’aperta resistenza ad andare a scuola e a rimanervi. Alcuni ragazzi non frequentano la scuola per alcuni periodi, oppure saltano delle lezioni, arrivano tardi e mostrano angoscia durante i giorni di scuola, altri possono recarsi a scuola e poi, dopo poche ore, chiedere di tornare a casa.

 

Perché alcuni ragazzi si rifiutano di andare a scuola?

Ci sono ragazzini che rifiutano la scuola per evitare situazioni che provocano in loro emozioni negative, altri per fuggire da situazioni sociali o valutative, altri per ottenere l’attenzione, la vicinanza dalle figure significative e per il timore di separazione da esse ed infine altri ancora fanno assenze intenzionali per ottenere rinforzi positivi tangibili fuori dalla scuola (a stare a casa si hanno tanti vantaggi: si gioca, si dorme un po’ di più, si è più liberi, non si è obbligati a fare quello che l’insegnante chiede, ecc.).

Esempi comuni di situazioni collegate alla frequenza scolastica che il ragazzo può voler evitare riguardano per esempio la palestra, l’autobus, il cortile; alcune situazioni sociali o valutative possono essere legate ad interazioni con insegnanti o con coetanei oppure recite, verifiche, prestazioni atletiche, ecc. Risulta fondamentale per prima cosa individuare la funzione che il comportamento di rifiuto ha per quello specifico ragazzo.

 

Quali sono alcuni comportamenti  problematici?

La maggior parte dei bambini che frequenta la scuola primaria non è in grado di dare una spiegazione di alcuni sintomi ansiosi o depressivi e di solito si descrivono come nervosi, dicono di avere mal di testa o semplicemente di non voler andare a scuola. Il tragitto verso la scuola è difficoltoso, il ragazzino non solo rallenta per allontanare il più possibile il momento in cui entrare in classe, ma spesso piange tra scuola e casa. Alcuni ragazzi fanno resistenza ad alzarsi dal letto all’ora prefissata, a vestirsi, a lavarsi, a salire in auto o sull’autobus della scuola e ad entrare nell’edificio scolastico.

Lo stato di angoscia tende ad aumentare se si forza il ragazzo ad andare a scuola. Alcuni sintomi somatici che il ragazzino può manifestare possono essere relativi a mal di testa, palpitazioni, dolori addominali, nausea, vomito; altri più emotivi e comportamentali riguardano il pianto, le fughe, l’agitazione motoria, l’aggressività, le difficoltà nell’addormentamento con ripetuti risvegli notturni e ansia elevata. I sintomi si presentano di solito in modo graduale, si possono verificare dopo un periodo di vacanza o una malattia e possono essere preceduti da un evento stressante avvenuto sia a casa sia a scuola.

 

Cosa si può fare quando un ragazzo si rifiuta di andare a scuola?

Risulta importante, a seconda dell’età e della specifica difficoltà del ragazzino, aiutarlo a ridurre i sintomi fisici sgradevoli affrontando gradualmente l’inserimento a scuola, a riconoscere pensieri disfunzionali ed esporsi alle situazioni che gli provocano ansia nonché costruire competenze sociali. La complessità del problema richiede anche la presa di contatto con il personale scolastico, il pediatra, i genitori e con tutte le persone che ruotano attorno al ragazzo sia per avere informazioni aggiuntive sia in fase di trattamento.

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