La depressione non colpisce solamente gli individui in età adulta, ma può anche interessare i bambini e adolescenti. Secondo studi recenti si stima che il 2% dei bambini ha avuto almeno un episodio depressivo nel corso della loro esistenza, percentuale che sale al 4-8% tra gli adolescenti. Mentre è cosa certa che le ragazze abbiano più possibilità di soffrire di depressione, per i bambini non esistono stime ufficiali che differenzino la situazione tra maschi e femmine. In particolare negli ultimi anni si è assistito a un incremento di questa problematica. Le cause sono molteplici e contesti come la scuola, la famiglia e le relazioni possono influire sulla psiche del soggetto.

Analizziamo la depressione nell’età evolutiva con la Dottoressa Maria Zaupa Psicologa a Pedagogista, esperta di disturbi psicologici nei bambini.

 

Quando si parla di depressione nei bambini?

Non è facile indentificare l’insorgere della depressione nei bambini o in soggetti in età evolutiva perché tale patologia assume forme diverse da quelle riscontrate nell’adulto e possono essere di tipo biologico, psicologico e sociale. Provare momenti di malinconia è del tutto normale ma si parla di depressione nel momento in cui una profonda infelicità o comportamenti anomali diventano disturbi sproporzionati e duraturi nel tempo.

 

A quali sintomi bisogna prestare attenzione?

L’umore depresso si potrebbe manifestare in diversi aspetti

  • Rabbia, iperattività
  • Apatia e difficoltà a provare piacere, facilità al pianto
  • Insonnia, incubi
  • Stanchezza immotivata
  • Cefalee e febbri
  • Disappetenza
  • Disimpegno scolastico 
  • Mutismo, introversione
  • Comportamenti anacronistici per l’età

 

Quali potrebbero essere le cause?

La depressione infantile è spesso “reattiva” perché la causa può avere origine da un trauma a seguito di un grande cambiamento come per esempio la morte di un nonno, la separazione dei genitori, un trasloco o la nascita di un fratello. Un’altra causa è la solitudine, dovuta spesso al “maltrattamento” psicologico per carenze relazionali o alle difficoltà dei genitori. In particolare questi ultimi non sono in grado di elaborare e gestire le proprie emozioni che in questo modo influenzano la mente dei figli, provocando così dei danni emotivi per la sua crescita.

 

Come bisogna intervenire?

Il bambino può non esserne consapevole, né essere in grado di comunicare a parole il proprio disagio, le sensazioni o i malesseri corporei che lo esprimono perché talvolta, soprattutto nella prima infanzia, può percepirli solo a livello inconscio. Genitori, insegnanti e anche il pediatra sono coloro che svolgono un ruolo molto importante. Devono essere i primi a riuscire a capire e a interpretare comportamenti anomali del bambino o dell’adolescente. La complessità della sintomatologia e del suo manifestarsi comporta una particolare attenzione ed ascolto del bambino e dell’adolescente nei suoi diversi contesti di vita, soprattutto nella prevenzione di atteggiamenti aggressivi nei confronti di sé e degli altri. La psicoterapia e la psicoanalisi sono gli strumenti più efficaci e risolutivi e se necessario avvengono anche dei colloqui con i genitori per trovare una risoluzione ai conflitti che il proprio figlio ha con loro o con se stesso.

 

 

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