Cuffie dei rotatori della spalla, lesioni e dolore non devono essere trascurati

I consigli del Dott. Ruffinella Davide, Ortopedico con Specializzazione sulle patologie della spalla e del ginocchio e in traumatologi

 

Possono manifestarsi con forti dolori, soprattutto notturni, e quando sono associati alla difficoltà di movimento della spalla deve scattare il campanello d’allarme. Ma le lesioni della cuffia dei rotatori possono anche essere asintomatiche e, considerato che si tratta di una patologia che può arrivare a colpire più della metà degli ultra ottantenni, vale la pena monitorarne le condizioni attraverso una visita specialistica.

 

Cos’è la cuffia dei rotatori?

«La cuffia dei rotatori è così denominata perché è formata da un insieme di quattro tendini che abbracciano a ventaglio e si inseriscono alla testa dell’omero permettendone i movimenti» spiega il Dottor Davide Ruffinella, Specialista in Ortopedia e traumatologia, che nella sua esperienza ha dedicato particolare attenzione alla spalla e al ginocchio

 

Quali sono i disturbi più comuni?

«Una lesione di questa struttura può manifestarsi con dolore, specialmente notturno, e difficoltà o impossibilità a eseguire i movimenti della spalla, ma nel 20 per cento dei casi può anche essere asintomatica. Nei pazienti giovani una lesione è perlopiù dovuta a traumi, mentre nei pazienti più anziani è preponderante la componente degenerativa correlata all’età. In questo caso una rottura tendinea può insorgere anche in assenza di traumi».

 

Come si effettua la diagnosi?

«Per eseguire una diagnosi corretta – chiarisce lo Specialista, consulente Ortopedico della società sportiva di serie A Hockey Club Fassa e con un lungo curriculum di attività congressuale – oltre alla visita specialistica ci si avvale di esami strumentali e in particolare dell’ecografia. Ma è soprattutto la risonanza magnetica che oggi rappresenta la metodica più precisa per lo studio di questa patologia».

La diagnosi è importante perché, come precisa il Dottor Ruffinella «Purtroppo queste lesioni tendinee non possono guarire spontaneamente e con il tempo tendono ad aumentare di dimensione: ciò non significa che tutti i pazienti debbano essere sottoposti ad un intervento chirurgico. Non tutte le lesioni sono uguali perché possono coinvolgere uno o più tendini ed avere diversa estensione». Il trattamento non è standardizzato, ma è lo specialista che, per ogni singolo paziente, definisce la proposta terapeutica più adatta considerando la sintomatologia, l’età e le richieste funzionali del paziente. «Talora – chiarisce il medico – è sufficiente intraprendere un approccio conservativo, quindi non chirurgico, che combina un percorso riabilitativo-fisiokinesiterapico, con eventuale ausilio farmacologico anche infiltrativo. Mentre in altri casi può essere consigliato un intervento chirurgico che, al giorno d’oggi, viene eseguito con tecnica artroscopica, in anestesia locoregionale e con ricovero di un giorno».

 

Il trattamento Chirurgico:

«L’artroscopia si differenzia dal classico approccio a cielo aperto – precisa – perché, attraverso piccole incisioni cutanee, è possibile visualizzare le strutture articolari su un monitor ad alta definizione e quindi l’intervento risulta meno invasivo, più preciso e con minore incidenza di complicanze, con un percorso postoperatorio meno doloroso e più rapido. Per eseguire una riparazione tendinea ci si avvale di sistemi di fissazione che oggi sono costituiti da materiali altamente resistenti e poco invasivi».

Può capitare che le lesioni siano così estese da non poter essere riparate, anche in soggetti giovani: «In questi casi può essere indicato un intervento di transfer tendineo, che consiste nello spostare un tendine non facente parte della cuffia dei rotatori in sua vece per permettere di recuperare parte della funzionalità perduta. Nei pazienti più anziani una lesione non trattata può evolvere in una usura articolare, denominata artrosi eccentrica, che può necessitare di un intervento di chirurgia protesica con l’impianto di un particolare tipo di protesi detta inversa: ciò permetterà al paziente di recuperare parte della funzione della spalla anche in assenza della cuffia dei rotatori».

 

 

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