L’ipertensione arteriosa e le malattie cardiovascolari costituiscono un problema per circa il 25% della popolazione, essendo tuttora la prima causa di mortalità in tutto il mondo sebbene nel 90% dei casi essa non trovi una causa precisa. Oltre a essere un rischio per la salute (ictus cerebrale, infarto e scompenso cardiaco, danno renale e circolatorio) e per la vita (aumento della mortalità) le conseguenze dell’ipertensione, con i danni provocati nei vari organi, possono alterare anche la qualità di vita. Molti non sanno di essere ipertesi perché solitamente l’ipertensione non dà sintomi, pertanto è opportuno tenere controllata abitualmente la propria pressione. Una volta accertata la diagnosi, e misurata accuratamente la pressione, si interviene per ridurre i valori. I provvedimenti per tale obiettivo sono diversi:

  •  trattamenti non farmacologici : si richiedono alcune modifiche allo stile di vita (dieta corretta, riduzione del peso se necessario, cessazione del fumo, pratica regolare di attività fisica) non sempre facili da attuare
  • trattamenti farmacologici : vi è a disposizione un gran numero di farmaci anti-ipertensivi molto ricco che, se utilizzati con i giusti criteri e con una valida esperienza, sono in grado di prevenire notevolmente il danno agli “organi bersaglio” (cervello, cuore, reni, circolazione, retina) e le relative conseguenze.
  •  interventi invasivi : si tratta di rimedi di nuova generazione raramente necessari che si praticano in ospedale, aventi lo scopo di ridurre la pressione arteriosa nei pazienti affetti dalla cosiddetta ipertensione “resistente” ai farmaci.

 

Ipertensione in gravidanza:

Quasi il 10% delle donne in gravidanza presenta ipertensione arteriosa:

  • nell’1% dei casi si parla di ipertensione cronica se compare prima della gravidanza
  • si parla invece si ipertensione gestazionale o di pre-eclampsia se essa compare durante la gestazione, senza proteinuria nel 5-6% dei casi o con proteinuria nel 2%

A causa di ipertensione arteriosa si possono determinare facilmente complicanze sia nella madre che nel feto, a volte anche gravi: parto prematuro, basso peso alla nascita o anche morte nel peggiore dei casi. In una gravidanza normale, la pressione normalmente si riduce e dopo 12 settimane di gestazione i valori cominciano gradualmente ad aumentare per raggiungere i livelli di inizio gravidanza dopo la 20° settimana. L’ipertensione gestazionale che compare tra la 20° e la 34° settimana di gravidanza presenta certamente rischi sia per la madre che per il feto, che sono maggiori quando la patologia si accompagna a proteinuria. Quando questo succede si rende necessario intervenire tempestivamente e provvedere con varie modalità, avviando anche una cura farmacologica per ridurre i valori; trattandosi di una situazione particolare ove oltre alla madre vi è anche il feto, vi sono dei problemi di varia natura (quali farmaci si possono somministrare, quali valori vanno considerati adeguati o meno per entrambi, ecc), conciliando le esigenze dell’una e dell’altro.